giovedì 22 settembre 2011

Comunicazione

Ciao a tutti,
ho appena ricevuto questa comunicazione che condivido con tutti voi:
 
 
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Torino, 23 settembre 2011

 

Tanti fatti che hanno interessato il Cifa sono accaduti negli ultimi mesi, per una nostra precisa e consapevole scelta il direttivo non ha mai replicato alle accuse che ci sono state scagliate addosso per non creare alcun pregiudizio all'ente ritenendo che l'interesse del Cifa fosse al di sopra di tutto.

Oggi è arrivato il momento di iniziare a spiegare un po' di cose.

Il Cifa è una onlus, e come dovrebbe di regola accadere in queste realtà, il presidente non è eletto a vita. Per anni l'assemblea per il rinnovo delle cariche Cifa ovvero per l'approvazione del bilancio, consuntivo o preventivo che fosse, è stata convocata in modo "informale". Un po' di mail agli iscritti, che spesso non avevano neppure pagato la quota associativa ma che hanno sempre votato, non rispettando quanto impone lo Statuto in fatto di convocazione ineccepibile. Per tutti è sempre andata bene così. Cifa è nata come gruppo di famiglie che aiutavano altre famiglie, e le riunioni sono sempre state gestite a livello informale. Ma di informale Cifa aveva solo questi aspetti.

Il Cifa negli ultimi anni era diventata una realtà, entro la quale potere, esposizione pubblica ed importanti benefit avevano preso il sopravvento, rendendo prezioso il mantenimento a tutti i costi dello status quo di un presidente che male ha accettato la decisione dell'assemblea svoltasi lo scorso 29 aprile che ne decretava il cambio ai vertici. Cambio così mal digerito da tramutarsi sin dal giorno seguente in una guerra a colpi di carta bollata ed avvocati. Le denunce evidenziano sostituzione delle serrature della sede dell'Ente il giorno dopo l'elezione e chiusura all'interno degli uffici Cifa da parte del presidente uscente e relativo commercialista. I bambini in tutto questo c'entrano poco o nulla.

La nostra proposta, supportata da molte famiglie di iscritti, da tempo pensava che il Cifa, che oggi è sì il primo ente italiano per numero di adozioni ma che man mano è diventato sempre più povero di umanità ed accoglienza verso le famiglie stesse, avesse bisogno di aria nuova, di nuove idee ma soprattutto di più trasparenza nella gestione dei conti. Così in quattro mesi di lavoro abbiamo, seppur con grosse difficoltà (dovute al dover correre dietro ad avvocati e tribunali piuttosto che al lavoro vero e proprio), cercato di porre le basi per un corretto approccio verso chi si rivolge con fiducia all'ente. Piccole cose certo: il lavoro era davvero agli inizi, ma per prima cosa sono stati  tolti subito benefit, auto aziendali, telefoni, buoni pasto e rimborsi chilometrici a favore del direttivo. E' stata fatta un'attenta analisi dei contratti di lavoro che ha evidenziato come in Cifa la meritocrazia fosse l'ultimo dei parametri di giudizio per ottenere un'adeguata ricompensa. Un altro controllo ha evidenziato come molti dei soldi delle adozioni, che dovrebbero essere destinati al servizio per le famiglie, fossero dirottati a coprire i buchi di bilancio di una cooperazione che dopo anni ancora non si regge sulle proprie forze. Questo contro le principali regole imposte dalla CAI. Si potrebbe continuare.

A distanza di 4 mesi però l'assemblea del 29 aprile è stata invalidata per un vizio di forma. 7 soci, alcuni lontani dal Cifa da più di 20 anni, hanno fatto ricorso perché non convocati. Un giudice, dando loro ragione, ha di fatto rimesso momentaneamente alla guida del Cifa il vecchio direttivo, ovvero il vecchio presidente che aveva sbagliato a suo tempo la convocazione. Le stranezze della giustizia. Si dovrà così tornare ad elezione entro la fine dell'anno. Noi pensiamo che il Cifa meriti davvero qualcosa in più, qualcosa di speciale. Un direttivo che si metta davvero al servizio delle famiglie, e che si adoperi per il bene dei bambini… e che non siano solo parole. La politica in tutto questo e nonostante il gran parlare di questi giorni, non c'entra nulla.  Come già detto in questi 4 mesi i componenti del direttivo votato il 29 aprile hanno ritenuto di non dover rispondere agli attacchi, anche personali pensando che l'interesse del Cifa fosse al di sopra di tutto e non hanno approfittato del sito internet o del giornalino che arriva nelle vostre case per diffondere le nostre idee e attaccare chi non la pensa come noi restando correttamente in attesa dell'esito dei vari procedimenti, civili e penali, peraltro ancora tutti in corso. Poiché questo atteggiamento è stato in più casi interpretato come ammissione delle accuse, come sintomo di debolezza, sentiamo il desiderio di scrivere per annunciarvi che il gruppo di famiglie che quel 29 aprile ha votato fiducioso di poter dar nuovo corso al Cifa si impegnerà affinché questo sia ancora possibile. Ci crediamo davvero e per questo non siamo disposti a rinunciare al sogno di veder tornare il Cifa quello che un tempo fu: un luogo di incontro, un ambiente sereno dove poter ricevere sempre un aiuto ed un ascolto. Un luogo dove nascono famiglie come le nostre. Un luogo dove noi e i nostri figli non siamo dei numeri ma dei volti e delle storie che sempre meritano di essere ascoltate.

 

IL DIRETTIVO

Antonio Munafò

Salvatore Gandolfo

Paola Petrone

Paolo Vergnano

Ambra Enrico
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